27 Mag

La festa di una magnifica e fragile settantenne

Il 2 giugno con partenza alle ore 00.00 dalla simbolica piazza Sant’Agostino saremo in marcia verso Bosco Martese.

Il 2 giugno nel 1948 si festeggiò per la prima volta la “Festa della Repubblica”.

Per molti la festa delle forze armate, delle freccie tricolori, delle sfilate ai fori imperiali.

In verità è la festa di un referendum, strumento oggi quantomai discusso, che dopo 85 anni di Regno Sabaudo decretava la Repubblica ed esiliava la famiglia Reale ed esprimeva per la prima volta un voto a suffragio universale nel nostro paese.

Questa conquista, questa vittoria ha un origine profonda che si manifesta in modo dirompente sulla storia con la guerra di liberazione.

A Teramo tra il 20 e il 24 settembre del 1943 centinaia di individui, italiani e stranieri, si dirigono al Ceppo. Gli stranieri sono prigionieri di guerra fuggiti dai campi di concentramento, perlopiù inglesi e jugoslavi, ma anche canadesi, australiani, statunitensi, scozzesi, indiani e neozelandesi.

Insieme ai teramani, civili e non, danno vita a una delle prime organizzazioni internazionali della Resistenza.

Il 25 settembre del 1943 combattono, a Bosco Martese appunto, la prima battaglia partigiana dall’armistizio in campo aperto.

E la vincono.

Con questa marcia quest’anno rendiamo onore a questi uomini che hanno lasciato Teramo per un esilio volontario.

Rendiamo onore a una memoria e a un sentimento antifascista che tenga ben presente la distinzione tra chi ha combattuto per la Liberazione del Paese, senza’allearsi con le mafie a differenza degli statunitensi, e chi invece ha scelto l’orrore nazista schierandosi con Salò.

Celebriamo questa storia perchè venga distrutta l’antistoria equilibrista che li vorrebbe tutti uguali, tutti ugualmente morti, per noi nessuna “amnistia storica” cancellerà le stragi naziste, la collaborazione repubblichina.

Questo cammino che lascerà Teramo alla volta del Ceppo, mentre la città si troverà a vivere i fuochi fatui della “Notte Rosa”, in cui si cimentano tristemente eccellenti istituzioni culturali della città, è un omaggio umile a questa fragile Repubblica.

E’ un omaggio alla Costituzione antifascista, il più formidabile progetto di riorganizzazione sociale e programma politico europeo.

Piuttosto che ferrovecchio da aggiornare in nome di un nuovismo senza alcuna sostanza, saliamo le valli per omaggiare una Carta che a quasi Settant’anni dalla sua promulgazione ancora non è stata completamente attuata.

Lasciate ai morti le parole che hanno pronunciato e liberate i partigiani dalle vostre piccole conquiste elettorali, dai vostri plebisciti.

Noi andiamo in pellegrinaggio, ligi a ciò che ordinò Calamandrei, nelle montagne dove caddero i nostri banditi, a svegliare la Carta, a svegliarci, in quella rara esperienza democratico-rivoluzionaria italiana, a meditare cosa è stato, a domandarci se questo è Stato.

Arci Teramo

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